mercoledì 10 settembre 2014

Recensione "Sulle Tracce del Tesoro Scomparso" di Bianca Pitzorno


Quando qualcuno mi chiede che genere di libri io legga, di solito rispondo 'Qualsiasi cosa mi capiti fra le mani'. Certo, ho una predilizione per i romanzi gialli, ma a meno di non trovarmi di fronte un harmony dal titolo disturbante, leggo davvero di tutto.

Alla veneranda età di 23 anni mi è stato prestato questo libro, e incuriosita dalla scrittrice (della quale in passato avevo già letto e apprezzato qualcosa) mi sono lasciata convincere.
Solo alla fine mi sono accorta che sul retro c'era scritto 'Dai 13 anni'... Ma chissenefrega!




Il libro racconta la storia di due sorelle milanesi, Giulia e Olivia, che trascorrono le vacanze estive in un paesino sardo, accompagnate dalla loro nonna fotografa che ha il compito di immortalare gli scavi archeologici in atto nel paese.

Olivia, la sorella minore, stringe amicizia con l'anziana signora che la ospita, e grazie ad essa viene a conoscenza della leggenda di Lu Siddaddu, un folletto che appare durante il sonno per suggerire il nascondiglio di un misterioso tesoro,ma solo a patto che il dormiente riesca a strappargli il berretto dalla testa senza aprire gli occhi.
Giulia invece, durante una particolare festività locale organizzata in occasione della notte di San Giovanni, fa amicizia con un gruppetto di ragazzini del luogo.
L'evento cardine del libro è legato ad un antico vaso che viene trovato durante gli scavi ed esposto nel museo locale: il vaso viene rubato nel corso della narrazione, gettando gli abitanti del paese nel caos.
Intrighi adolescenziali, "misteriosi" criminali e leggende folkloristiche si intrecciano in questo libro in un mix quasi perfetto.

Dico quasi perché.. Beh, la suspence è inesistente. Il nome del ladro del vaso ci viene rivelato molto presto, anzi, possiamo seguire l'azione del furto passo a passo; i legami fra i personaggi appaiono debolissimi; gli stessi personaggi risultano un po' piatti, quasi stereotipati. 


Insomma, la narrazione non mi ha coinvolta molto, ed è un peccato, perché quando ho iniziato la lettura ero felicissima, convinta di trovarmi fra le mani una storia matura e intrigante come "Re Mida ha le orecchie d'asino", sempre della Pitzorno.

Tuttavia l'ho trovato estremamente scorrevole, ben scritto e con numerosi riferimenti alla cultura sarda e alle leggende locali, pertanto mi sento di consigliarlo a chiunque desideri un testo leggero ma interessante, o a chi, come me, abbia esaurito i libri in casa e abbia bisogno di un diversivo dai noiosi testi universitari!