giovedì 18 giugno 2015

Recensione di "22/11/'63" di Stephen King

Stephen King è il mio secondo scrittore preferito, Kennedy è il mio personaggio storico preferito. Sommare questi due fattori in un unico libro significa avere fra le mani qualcosa di incredibile, come un coniglietto in grado di emettere zucchero filato dalle orecchie. 


Il libro viene definito un thriller storico molto accurato con un pizzico di fantascienza, e descritto così può sembrare tutto e niente. In realtà, King ha scritto un capolavoro ambientato nel passato (alla fine degli anni cinquanta, precisamente) facendo un ottimo lavoro di analisi del periodo storico, studiandosi tutti i minimi dettagli  dell'epoca per non scrivere cazzabubbole abominevoli . L'elemento fantascienza emerge dal momento che il protagonista si ritrova nella condizione di poter viaggiare nel tempo in un modo alquanto particolare, ma vediamo nel dettaglio.

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Jake Epping è un insegnante di Inglese, appena abbandonato dalla moglie per la sua indole fredda e poco emotiva. In realtà Jake è una persona emotivamente nella norma capace di piangere come tutti i comuni esseri umani, quando  necessario. Ad esempio, lo vedremo  commuoversi come un pulcino senza piume durante la lettura di un tema scritto da uno dei suoi allievi più anziani, Harry Dunning. Ma veniamo al dunque. 
Jake frequenta spesso il Fatburger, un locale dove i prezzi sono sorprendentemente bassi tanto da circolare la voce che il gestore, Al, si serva di carne di gatto per i suoi strepitosi hamburger (Catburger, ehehe). Pur trascorrendo molto tempo nel locale, però, Jake e Al non comunicano molto... Finché un giorno, Al si presenta da Jake invecchiato di vent'anni e con pochi giorni da vivere a causa di un tumore che sembra essere spuntato fuori dal nulla. Al decide di mostrare al nostro signor Epping la ragione del suo repentino cambiamento fisico (guadagnare vent'anni in un giorno non è proprio roba da tutti i giorni, diciamocelo) portandolo alla 'Tana del Coniglio', o meglio il passaggio dietro il suo locale che conduce sempre al 9 Settembre del 1958, sempre alla stessa ora. Dopo aver convinto Jake di non essere pazzo e di aver realmente scoperto una sorta di 'passaggio temporale', Al chiederà al giovane insegnante di inglese di vivere nel passato e rivoluzionarlo allo stesso tempo, uccidendo l'assassino di John Fitzgerald Kennedy: Lee Harvey Oswald. Una cosa da nulla, insomma.

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E qui mi fermo per non spoilerarvi nulla. L'unica cosa che vi posso dire è che il mio personaggio preferito (di cui non vi rivelerò il nome per non rovinarvi la sorpresa) arriverà sano e salvo a fine libro, un fatto sorprendente dato che in genere, appena mi innamoro di qualcuno, lo sfortunato muore istantaneamente.



Cosa mi ha appassionato di questo libro? TUTTO. King ha dato il meglio di sé come non faceva da anni, caratterizzando i personaggi i maniera magistrale (anche i più marginali), seminando citazioni relative ai suoi stessi libri che mi hanno fatta capottare a più riprese (IT, Christine, ecc), e facendomi appassionare persino alle scene di azione, che in genere mi lasciano piuttosto sbadigliante. E' riuscito a commuovermi in più punti della narrazione, e a farmi emozionare leggendo di Kennedy come se gli eventi (ovviamente inventati) del libro fossero veramente accaduti. La cosa che mi ha più sorpresa di questo libro è stata la scorrevolezza: in genere King ha uno stile un po' criptico, e per riuscire ad afferrare il filo logico della situazione bisogna macinare centinaia di pagine per iniziare a capire (Qualcuno ha detto Duma Key?), ma in 22/11/'63 è tutto estremamente lineare. Insomma, promossissimissimo a pieni voti!